Da Isola a Isola, da Confine a Confine…

(questa è una riflessione nata da un mio messaggio whatsapp spedito ad un’amica: l’ho ricopiato integralmente e successivamente ampliato)

Il meccanismo del “match – contact – fuck or trash him/her” è brutale, vero, ma, oltre a funzionare, è esattamente alla base di “ogni” rapporto.
Basta sostituire il verbo “fuck” con tutti gli altri verbi del mondo della socializzazione.
Non siamo così importanti da sfuggire a questo imperativo logico…nessuno al mondo lo è… 
E va benissimo così, a volte rode (tantissimo), ma ci sta!
Prima lo si capisce, prima si smette di rodere. Alcuni, possono rappresentare un’eccezione, e avere la “fortuna” di rimanere “preziosi” anche se dimenticati nel tempo della vita. E va bene anche questo!
Ricordo perfettamente quando dicevo a mia madre: “Io voglio essere ricordato! Guarda per esempio Totò, è morto da tempo, eppure ancora oggi lo ricordiamo! Beh, io voglio diventare come lui!”
Oggi, a quasi 37 anni mi chiedo invece: “Ma Toto’, chi cazzo voleva essere?”
Ora, lasciando perdere l’eventuale risposta “storica”…c’è che, di fatto, non vi era un altro “reale e identico” Totò a cui lui potesse riferirsi. E se analizziamo la domanda in maniera più sottile, il problema è che proprio l’auto-richiesta “voglio diventare” non può mai condurci ad un autentico rapporto con la realtà!
Verso quest’ultima direzione ci dirige,  invece, rispondere alla domanda: “Ma io…chi cazzo sono??!!” E se potessimo raffigurare il tutto come un viaggio verso noi stessi (lasciando questa nave seguire il vento chiamato ”Esistenza”)…la meta, scopriremmo, sarebbe un’isola preziosa…
Quest’isola potrebbe ospitare (e lo fa, continuamente) diversi naufraghi con i quali è possibile salvarci con vicendevole aiuto; la loro permanenza potrebbe essere breve o potrebbe rivelarsi lunga…ma tutti, tutti andranno via, lasciandoci in una condizione di ambigua presenza/assenza.
Allora: dopo il “match” (l’abbinamento) nave – isola; il “contact” (il contatto) naufrago – isolano/a; vi sarebbe poi ogni probabile verbo relazionale: dal più elevato intellettualmente al più istintuale…
Fino ad arrivare al “trash it” (gettare), all’occorrenza sostituibile con il più nobile “salutare” (perché la vita sa esserlo – più nobile…), ma entrambi i verbi sarebbero legittimi (e legittimati) a definire ancor di più la natura quantomeno duale delle nostre anime (non sempre e soltanto diaboliche, e non sempre e soltanto angeliche).
In futuro pertanto, potremmo (potrei), non ricordare più un compagno, una compagna, che ha vissuto su questa (mia) terra-isola; ma potremmo un giorno, sorprendere le loro orme, rimaste salve dallo scivolare del mare, sin dall’ultimo giorno in cui ci salutammo (o ci cestinammo…) e riportarle alla memoria. 
E potrei, addirittura, non avere più cognizione neanche di quella donna che mi salvò la vita! (si, è così!); ma un giorno, imbattendomi in uno dei forzieri provenienti dalle tante navi salpate, sarebbe possibile trovarvi dentro una sua vecchia pergamena – quella sulla quale tracciò le rotte di alcune vie di salvezza che mi furono definitive…- e ricordare con stupore ogni istante vissuto, goderne ancora, e renderle onore per la sua fondamentale preziosità.
E così per ogni uomo, per ogni donna, per ogni cosa che esiste…
Davanti al desiderio di permanere per sempre, c’è l’agrodolce scoperta che non siamo altro che naufraghi continui, l’uno sulle isole dell’altro. E che le probabilità che un marinaio (perché anche questo siamo – marinai!) abbandoni la nuova isola per la ricerca di altri confini è molto alta…
Forse, la chiave di tutto allora, non è essere ossessionati dal voler restare o dal costringere a restare, ma seminare tracce sincere e concrete di condivisione, ognuno nel proprio ruolo temporale nella vita dell’altro.
Un giorno, quelle tracce, saranno riscattate alla dimenticanza, perché è loro missione essere ritrovate ed è compito del naufrago fare il possibile per non sentirsi perso in questo immenso mare…

Ora posso dirlo, non voglio piú essere Totò…calpesterei spiagge con piedi che non mi apparterrebbero…e guarderei il mare con occhi per i quali, anche solo per poco, non vorrei essere amato…
Prima di essere gettato,oppure salutato…
Perché siamo naufraghi…
Marinai… 
E anche Pirati…

(autore:diegofanelli)
(immagine presa da internet)

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