“La Vera Storia Del Genio Che Ha Fondato McDonald’s”, la mia “strana” Recensione 

Qualche mese fa, spinto dall’arrivo nelle sale cinematografiche del film “The Founder” (la storia di Ray Kroc, fondatore della catena di Fast Food McDonald’s, per intenderci), ed essendo al contempo vittima della sindrome del “difficilmente vedo un film se prima non leggo il libro da cui è tratto”, mi sono ahimè ritrovato nell’ordine: a perdermi il film perché avevo altri libri in coda che consideravo (a ragione) più importanti; a leggere l’autobiografia da cui si basa il film solo qualche giorno fa; e a guardare sul pc il documentario “Super Size Me” di Morgan Spurlock del 2004, nel quale tale Morgan trascorre 30 giorni nutrendosi a colazione, pranzo e cena, esclusivamente di prodotti McDonald’s, prendendo nota dell’impatto di questo esperimento sul suo corpo (e la sua mente).
Mmh.
Potreste chiedermi: perché non vedere “The Founder” immediatamente dopo la lettura del libro anziché dedicarti al documentario?
Beh, in soldoni, avevo bisogno di una controtesi al testo di Kroc. Mi spiego meglio.
A sentirlo nella sua autobiografia (il “mago” nato ad Oak Park, che ha messo su l’impero dei doppi archi dorati, partendo dai frullatori Multimixer), il tutto sembra ricondursi all’ascesa inarrestabile di un uomo verso il successo economico sì, ma senza dimenticare (attenzione): la qualità dei prodotti (what?); di contribuire all’integrazione sociale delle persone e alla crescita e al miglioramento dei quartieri nei quali i punti vendita sorgevano; di favorire il raggiungimento del sogno americano da parte di chiunque avesse avuto (e abbia) voglia di lavorare; e di promuovere molteplici forme di solidarietà sociale.
A parte gli ultimi tre elementi dell’elenco (sotto un certo punto di vista incontestabili e degni di riconoscimento); almeno sulla parte connotata col “what?” (essendo essa maggiormente stridente con l’idea che abbiamo dei cibi serviti dalla catena), avevo bisogno di una voce che facesse appunto da contraltare.
E la testa è andata a quel documentario di cui avevo letto in passato, “Super Size Me”: perché no, mi sono detto, diamogli un’occhiata! Sembra proprio arrivato il momento giusto!
Tuttavia, al termine di questo consapevole e contorto approccio, mi sono ritrovato con molte più domande rispetto alle risposte di cui pensavo mi avrebbe fatto dono.
Ma nessun problema! Anzi!, la confusione ha avuto il merito di dare risalto indiretto al libro di (e su) Kroc, che, altrimenti, avrei derubricato come una descrizione “senza infamia e senza lode” di una storia di successo priva di particolare interesse narrativo. L’autobiografia, infatti, di gusto “letterario” in sé, non ha sostanzialmente nulla. È solo (senza sminuirla sul piano storico-personale), un elenco convinto, tenace e concitato delle prove che si sono parate davanti all’uomo e che egli ha affrontato con una fibra degna di nota verso la realizzazione del sogno milionario. Ma è fredda, priva di cuore e dallo stile “medio” (fornisce giusto qualche curiosità e cambia alcuni paradigmi, tipo quello sull’attribuzione a Ray della responsabilità di aver sottratto, estorto quasi, ai fratelli McDonald’s il loro tesoro; pare che le cose siano andate diversamente, ma sono altri discorsi).
Il documentario di Spurlock, al contrario, è di forte impatto, ed ha un dannatissimo procedere divertente: la sua fisiognomica gioca un ruolo cruciale in tal senso, il suo corpo si “distrugge”, ma non riesci a non guardare a quell’uomo (alle sue espressioni facciali, a quel suo baffetto allungato lateralmente verso il basso) con uno spirito quasi goliardico, giocoso, splendidamente disilluso (pur rimanendo sempre interessato alla causa per cui egli si immola).
Al termine della visione, troveremo un Morgan ingrassato di circa 11 chili (in un mese!), coi valori  del sangue ad altissimo rischio per la salute e con la coda dei medici, ai quali si era rivolto in questa bizzarra avventura, quasi imploranti di smetterla sin dalla seconda settimana.
Cavolo, mi sono detto: al diavolo Ray Kroc e il suo millantato cibo di “qualità”! E le sue opere socialmente benefiche?: un paravento dietro cui nascondere il viso orrido dell’arrivismo economico grazie ad una facciata assolutoria!
Insomma, quel “what?” stava diventando un “Fuck Off!” su tutta la linea!
Poi però mi è tornato alla mente lo stesso Morgan Spurlock a fine documentario dire testualmente: “…so che cosa state pensando: nessuno ti ha chiesto di andare a mangiare quella roba tre volte al giorno, era chiaro che sarebbe andata a finire così!…”, e continuare: “…la cosa spaventosa però è che per molte persone le cose vanno proprio così…forse il mio esperimento sarà stato un po’ esagerato…ma non è stato così pazzesco…”, e poi chiudere: “…ma un’idea pazzesca mi è venuta…perchè non eliminate il Super Size Menu’?”
Questa idea pazzesca, sotto forma di domanda, era naturalmente rivolta al Management di McDonald’s; ma io, mentre mi accingevo a far indossare la pettorina al mio cagnolino e scendevo le scale con lui pronto per la solita passeggiata, stavo iniziando a pensare di rivolgerla a noi stessi in senso metaforico…
Intanto sono arrivato per strada, per un istante tutto mi appare più intenso: c’è una macchina che non mi concede di attraversare perchè il suo conducente ha deciso di correre a “super size” velocità; c’è la signora che entra dal tabaccaio per fare la scorta di sigarette e soddisfare la sua “super size” necessità di fumare; dentro al tabacchi c’è già il tizio che infila un numero “super size” di monetine nella macchinetta da gioco…ed io, rifletto sulle mie “super size” necessità e sui miei “super size” vizi…
Ray Kroc…gran figlio di puttana!, avevi il tuo “super size” sogno: raggiungere il successo milionario creando il tuo impero basato sull’hamburger!
E allo stesso modo Morgan Spurlock!: il tuo “super size” desiderio di provare la tua tesi (la mia controtesi) col tuo “super size” esperimento!
Mi fermo ancora un attimo, guardo il mio cagnolino: ha un desiderio “super size” di raggiungere quella aiuola invogliato da una traccia di odore…
…e mi rendo conto che siamo sempre lì, davanti al solito discorso: viviamo in un mondo imperfetto e noi stessi siamo imperfetti in aggiunta; colmiamo queste imperfezioni con le nostre personali ricette “giganti”… 
Forse allora McDonald’s non è l’unico colpevole, ma, al massimo, il capro espiatorio perfetto per distoglierci dallo scendere nei nostri inferi e fare i conti coi nostri menu’ e cercare di acquisire maggior consapevolezza.
E allora, concediamoci pure il “Super Size”, ma facciamolo con cognizione; non eliminiamolo del tutto, poiché limitarsi sempre e comunque è una forma sottrattiva, “Super Size” allo stesso modo.
Ecco che la confusione si dipana un po’. Ed ecco che posso guardare anche ai nostri limiti e alle nostre contraddizioni con goliardia e un minimo di rilassatezza, come quando Morgan si lasciava andare ad un “mmmmm…” di approvazione mentre addentava un Big Mac davanti alla telecamera del suo documentario “negativizzante” lo stesso Big Mac!
Non è facile, non lo sarà mai. Ma ogni tanto ci si riesce: come stare alla larga dalle tentazioni e allo stesso modo sapersi far vincere da esse.
Bene.
Ora potrò vedere il film The Founder.
Credo di aver fatto la giusta preparazione.

(autore: diegofanelli)
(immagine presa da internet)

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