“MARTIN EDEN” romanzo di JACK LONDON, la mia recensione (NO SPOILER)

Che splendido romanzo “Martin Eden”!
Lo scopriamo da subito, sin dalle prime pagine, il nostro protagonista: lo leggiamo avanzare dinoccolato, attraversare una stanza qualche attimo prima di essere presentato alla famiglia Morse, tipica borghese, mentre lui, uomo umile, povero, quasi animalesco nei modi, trema stringendo tra le mani il proprio cappello vinto da un timore reverenziale di pura (perché percepita), differenza di classe.
E proprio come un animale viene trattato in questo primo incontro: è la bestia che ha fatto il suo dovere, andando in soccorso di uno dei figli dei signori Morse, Norton, salvandolo da un pasticcio, da una disputa fisica a cui avrebbe finito per soccombere se non fosse stato per lui.
Questa la premessa; da qui, lo sviluppo della storia prende forma, investendo Martin (e il lettore) con una serie di prove di volontà, di tenacia, che sottoporranno il nostro ad uno sconvolgimento delle proprie prerogative, una specie di metamorfosi mentale (di conseguenza caratteriale) e, addirittura fisica, posturale.
Nasce tutto per amore. Per Ruth, la figlia dei Morse. I due iniziano a parlare, la differenza dialettica è enorme, cosicché la donna comincia dalla correzione del suo linguaggio. Ruth è laureata, e rappresenta il suo primo mentore. Martin idealizzerà pesantemente questa figura, i sentimenti che prova per lei saranno l’energia che per gran parte muoverà e manterrà la sua determinazione circa il voler emergere dall’ignoranza, da quella condizione di animalesca alienazione, dalla grettezza delle sue frequentazioni, superando ostacoli di ogni tipo.
E così arriveranno le letture. I libri, che inizieranno a cambiarlo più profondamente: dapprima difficili, ai limiti dell’incomprensibile; lentamente sempre meno criptici, sempre più chiari fino a divenire trampolino verso la grandissima ambizione a divenire scrittore, in grado di guadagnare abbastanza da sostenere un futuro idilliaco con Ruth.
“Martin Eden”; ovvero, una storia su cosa significa trasformarsi.
Prendendo come spunto (e appunto, arbitrariamente, trasformandola) l’immagine di Burgess nel suo saggio “A Clockwork Orange Resucked” (e cioè, “…che una creatura che può solo fare il bene o il male è una «clockwork orange» – con ciò intendendo che ha l’apparenza di un organismo amabile caratterizzato da colore e succo, ma in effetti è solo un giocattolo a molla pronto a essere caricato da «Dio, dal Diavolo o dallo Stato onnipotente», e a far scattare la propria violenza, appunto, come un congegno a orologeria…” – fonte wikipedia), si potrebbe dire mutuandola che una creatura che può rimanere solo quella che è, perché ottusamente chiusa, quasi “salva” nel suo ibernante stato mentale, sociale, culturale è, per i suoi simili (appartenenti alla stessa cerchia), un organismo amabile ma, a conti fatti, solo uno specchio a cui affidare le proprie sicurezze e insicurezze identitarie (farsi, e mantenere, un buon nome; una casa; una famiglia al di sopra di ogni “bigotto” sospetto; e così via…); se, al contrario, questi, cambia, si trasforma, il dispositivo a molla (dei suoi “consimili”) è pronto ad essere caricato dai pregiudizi e far scattare la xenofobia moraloide di classe, una elitaria inclinazione sociologica che denuda la propria voglia spasmodica di avere. A meno che (e questa è un’aggiunta, sempre arbitraria, alla trasposizione del concetto di Burgess), l’uomo “trasformato” (e allontanato come un appestato), non rappresenti (perché l’ha raggiunta) quell’affermazione che tutti i suoi detrattori da sempre hanno inseguito e che inseguono ancora famelicamente.
E allora dov’è la verità, la verità dei rapporti?
Qui si scomoda addirittura Nietzsche (pensate, un uomo partito dal nulla che arriva a citare con cognizione Nietzsche), ma non posso dire altro, non “voglio” dire altro!
Jack London, l’autore del romanzo, scrive una lezione magistrale sul “chi siamo” come concetto in lotta col “come veniamo percepiti”.
Cosa farà il Martin Eden evoluto?
Dovete pretendere da voi stessi di saperlo e farvi attraversare da una storia di questa potente natura!

Grazie di cuore ad una mia amica per avermi fatto scoprire questa perla della letteratura.

NB: pare che esistano due versioni del romanzo: una rimaneggiata, più breve; l’altra, integrale, più lunga. Va da sé quale io consigli vivamente.

(autore: diegofanelli)
(immagine presa da internet)

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5 pensieri su ““MARTIN EDEN” romanzo di JACK LONDON, la mia recensione (NO SPOILER)

    1. Buongiorno Silvia,
      Nessun problema, figurati. Comprendo perfettamente quanto la vita possa essere “avida” delle nostre risorse.
      Considera il mio commento come una semplice opportunità nel caso dovessi rileggerlo, senza alcun impegno.
      Grazie per i complimenti e ti auguro anch’io un buon weekend!

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  1. Lettrice precocissima, ho letto questo splendido libro quando non ero ancora una teen ager. Dovrei rileggerlo assolutamente, per capirne a fondo le molte implicazioni che hai così chiaramente esposto. Poi c’era l’altro Jack London, quello “facile” dii Smoke Bellew che mi ha fatto tanto sognare … Di questo affascinante autore ho letto anche “La peste scarlatta” e “Il vagabondo delle stelle”.

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    1. Ciao Silvia, grazie per aver scritto!
      Mi ha fatto molto piacere.
      Sai, un buon numero di persone, sul mio Facebook (anche lì ho condiviso questa mia riflessione) mi ha detto di una esperienza simile alla tua: la lettura in età molto giovane del libro e che adesso probabilmente approfitteranno per rileggerlo.
      Io invece da lettore “tardivo” (come spesso mi definisco) non ne ero proprio a conoscenza.
      Situazioni opposte!
      Sarebbe bello confrontarsi dopo la tua riscoperta a questa età.
      Se ti andrà, sarebbe un piacere. Si potrebbe sfruttare lo stesso Facebook oppure wordpress.
      Grazie ancora per aver commentato.
      Ti auguro una buona serata

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