“LITTLE MISS SUNSHINE”, la mia RECENSIONE (nuova versione) – (NO SPOILER)

“Little Miss Sunshine”, un film del 2006, narra la storia di una famiglia disfunzionale dei nostri tempi, nella quale, ogni elemento, è tormentato dal perseguire un’ambizione; o si deprime perché l’ha perduta; oppure, si strugge nel chiedersi circa la bontà o meno di quella che ha scelto.
Olive è la bambina di casa e deve partecipare al concorso di “Piccola Miss California”; tutti i suoi familiari la accompagneranno, in un viaggio “on the road” che darà il là all’analisi del rapporto complesso tra “essere e ambire a diventare”.
La pellicola è un percorso di riflessione su cosa pervade l’universo che ci vive dentro, in special modo sulle dinamiche che ci fanno spesso affidatari di desideri che non sono i nostri, ma quelli, più o meno infranti, dei nostri genitori. Ci dice che siamo vittime di una società ultra-competitiva, giornalmente programmati quasi come cyborg, androidi che non concepiscono la sconfitta, ancorché incapaci di far fronte ai propri sentimenti e seguire (perseguire?) le proprie naturali inclinazioni.
“Essere e ambire”: cosa conta davvero in questo rapporto? Solo il primo elemento?, negando il secondo in nome di un non meglio definito ascetismo?
Sono di tutt’altro avviso. Purché, nel continuo processo di crescita, quel mutuato binomio shakespeariano sia affrontato con il massimo grado di onestà nella fase educativa e nei momenti in cui ci appresteremo in solitudine a crearci o a dar vita a nuove ambizioni (alla formazione delle quali, dovrebbe precedentemente essere stata operata un’equilibrata strutturazione o ri-strutturazione dell’essere).
Mi vengono in mente due cose mentre scrivo: la prima è un’immagine che gira su internet e che mi piace molto: un tizio e il suo cane seduti su un pontile guardano lontano dando le spalle all’osservatore. I loro pensieri sono affidati ai classici “balloon”: non ricordo bene cosa pensi l’essere umano (ma dovrebbe avere a che fare con la domanda sul come essere felici); quello che ricordo bene, invece, è ciò che ha in testa il cane: è raffigurato un disegno che riprende esattamente loro due seduti lì, nelle loro precise posizioni: una meta-immagine che ricopia perfettamente la realtà; al contrario dell’uomo, perso nei suoi dubbi e nelle sue sovrastrutture.
La seconda è il ricordo di una scena tratta da un altro film: “La Storia Infinita” (dall’omonimo libro), dove il protagonista Atreyu si trova ad affrontare la più difficile delle prove lungo il suo cammino: quella rappresentata semplicemente da uno specchio. Uno specchio magico in grado di rivelare la vera identità celata dentro colui che gli si pone davanti. Nessuno mai è riuscito a oltrepassarlo; chiunque, ha scoperto di non essere ciò che credeva, ciò che ambiva ad essere.
Ecco, pensate a “Little Miss Sunshine” come fosse questo specchio: vederlo, significa porsi nell’atto di osservarsi e, osservare, chi ci ha cresciuto e chi/cosa continua a condizionarci; è il riflesso rivelatore della nostra anima tormentata, in formato racconto cinematografico.
Sono convinto che il cane della vignetta passerebbe tranquillamente attraverso quel famigerato specchio e, guardando “Little Miss Sunshine”, probabilmente, avremo qualche elemento in più per riflettere su come riuscire a farci passare anche il suo compagno umano: noi.
Con una variante, però, rispetto a “La storia infinita”: in essa, i contendenti battuti fuggivano via spaventati; in “Little Miss Sunshine” al contrario, credo si suggerisca la necessità di inserire nella nostra esistenza anche un tocco di umorismo, di autoironia di fronte ai fallimenti; operazione non facile ovviamente ma, sicuramente di più di quanto sia far finta di non averne bisogno.
Un giorno Charlie Chaplin sembra partecipò ad un concorso su chi somigliasse di più a Charlie Chaplin e arrivò terzo…Indipendentemente dalla veridicità o meno di questo fatto (pare ci siano dei dubbi), mi immagino Chaplin farsi due sane risate di fronte a quell’assurda sconfitta, sapendo che, rispetto ai concorrenti, lui non doveva “apparire come” Charlie Chaplin…poiché lui “era, semplicemente”, Charlie Chaplin.
In fondo, quando l’ “essere” è in equilibrio, l’ “ambizione” in esso, autenticamente si inscrive…
La piccola Olive, e i suoi amati, cosa vedranno nello specchio magico?
O meglio: cosa “vorranno davvero” vedere?

(autore: diegofanelli)
(immagine presa da internet)

NB: di questa recensione avevo pubblicato precedentemente un’altra versione, molto simile, ma che ho rimodulato in senso (spero) migliorativo.
La presente è da considerarsi definitiva (la precedente è stata resa “privata”, quindi non visibile)

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3 pensieri su ““LITTLE MISS SUNSHINE”, la mia RECENSIONE (nuova versione) – (NO SPOILER)

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