LIFE, biografia di KEITH RICHARDS (riflessioni “secondarie”)

Riflessioni “secondarie” a margine della lettura (tuttora in corso) di “LIFE”, biografia di KEITH RICHARDS (chitarrista, a dir poco maledetto, dei Rolling Stones)…
Diamo per buone due cose:
La prima, deducibile dagli aneddoti narrati da Keith (ma la storia delle società ne è piena, indipendentemente da noi e dal Richards), attesterebbe che durante i ’60s (e non solo) gruppi di gente radunati “fisicamente” in un luogo potevano, a posteriori, non ricordare assolutamente nulla di ciò che avevano fatto, si erano detti (e a volte subito), perché in preda agli acidi e/o a qualunque tipo di sostanze illegali;
La seconda, il leitmotiv dei nostri tempi, attesterebbe come additabile ai cosiddetti “millennials” (e agli affini per età), il non riuscire più a “incontrarsi”, “relazionarsi”, perché prede alienate del web, dei Social Network & Co.; sarebbero privi della capacità di ascolto perché ormai dipendenti dal display di uno smartphone o dallo schermo di un pc.
Questi ultimi giocherebbero con le proprie identità pigiando su una tastiera virtuale e fotografandosi in pose più o meno finte; quegli altri ingurgitando pastiglie, iniettandosi eroina, riformulando anch’essi la percezione di sé e della realtà (va da sé, naturalmente, che anche oggi ci si droghi, come “possibilità”!).
Azzardo allora, provocando: potremmo definire i Social Network come nuove, bizzarre droghe? Le potremmo affiancare a quelle tradizionali, o comunque a quelle più propriamente definite, condividendone il fine, e cioè la distorsione della realtà e l’isolamento dell’individuo nel suo tendere a fuggire da sé stesso (creandosi un “avatar” digitale Vs. l’ “avatar” da sostanza stupefacente) pur di affrontare la quotidianità ambendo alla percezione di esserne il protagonista?
E se sì, allora, non decadrebbe così facendo l’immagine critica che vedrebbe questi benedetti millennials come i soli nella storia (stante le critiche) assetati egomaniaci?

L’uomo, è davvero un animale “sociale”?; o è piuttosto un “fagocitatore sociale per fini di sopravvivenza/protagonismo”?
E quindi, calcando ancora sulla provocazione,
ogni generazione, ha le sue possibilità di evasione dalla condivisione pura e semplice, preferendone una di volta in volta più confacente al soddisfacimento personale (che sia droga, Facebook, una passione, un’ossessione, ecc…)?

Se vi va, confrontiamoci.

PS: a fine lettura della biografia, ovviamente, ci scriverò il solito post-recensione.

(autore: diegofanelli)
(immagine presa da internet)

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