“Tutto Per Una Ragazza” di Nick Hornby – Recensione (NO SPOILER)

TUTTO PER UNA RAGAZZA – libro di Nick Hornby (da cui è tratto un film nelle sale a partire da Marzo)
(NO SPOILER)

Se Sam volesse parlare del Rock’n’Roll comunemente inteso, chissà, forse, ne parlerebbe con sua madre, vista la differenza d’età così minima che li separa; ma poiché il Rock’n’Roll di cui ha piacere a parlare Sam si dà il caso rappresenti un “trick” dello Skateboarding, sua madre, per quanto giovane trentenne, non è in grado di ascoltarlo e gioire a tal punto da soddisfare a dovere il compiacimento del figlio.
Allora Sammy parla di queste cose col poster di Tony Hawk.
Si, esatto! Sam parla al suo idolo, all’uomo che sogna di diventare, mentre quello, immobile e in posa, rimane impresso su un poster!
Mr. Tony Hawk è un famoso skater (esiste davvero), e sta allo skateboarding come Chuck Barry sta al Rock’n’Roll (tornando all’equivoco in apertura, ma stavolta intendendo lo stile musicale “popular” nato in America tra i quaranta e i cinquanta). Va da sé che Sam è uno skater: frequenta la scuola con scarsi risultati, e preferisce passare il suo tempo libero nei park di cemento con i suoi amici ad eseguire evoluzioni con la sua tavola a quattro rotelle. Sostanzialmente non sa cosa vuole dalla vita, ma ciò che sa di sicuro è che vuole spezzare quella specie di maledizione che sembra perseguitare la sua famiglia: dover abbandonare i propri sogni, le proprie ambizioni perché c’è da onorare l’inusuale appuntamento col diventare genitore precocemente: è stato così per sua nonna, è stato così per sua mamma: sedici anni entrambe.
E Sam, indovinate un po’, ha esattamente sedici anni!
Cosa accadrà?
E cosa ha in serbo per lui il poster di Tony Hawk?

È un viaggio di crescita, questo romanzo, un racconto di formazione “leggero”, con stralci di profondità.
Sembra volerci convincere che i sogni, anche quando non si realizzano, possono aiutare ad imboccare una via d’uscita; per farla semplice: l’idolo di riferimento non necessariamente deve essere la “meta” da raggiungere, ma può essere guida, mentore.
Ma credo voglia anche dirci questo: non esiste un’età dove si è completamente pronti, in fondo, grossomodo, ci sono ampie probabilità che le cose andranno bene comunque; e infine, la cosa più importante:

Sono pochi gli errori che ci condannano per sempre, e il non rendersi conto di questo è a suo modo uno sbaglio di gran lunga peggiore.

Non sono convinto che Hornby abbia dato il meglio di sé in quest’opera.
Da un lato ho apprezzato la capacità di uno scrittore adulto di far parlare con autenticità protagonisti adolescenti; qualche originalità e invenzione nello storytelling; dall’altro però è come se avesse depotenziato un po’ troppo la sua ironia scoprendo il fianco ad una narrazione un po’ semplificata e “semplificativa”.

Rimane tuttavia godibile, un libro che si lascia leggere con piacere.

(autore:diegofanelli)
(immagine presa da internet)

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