La mia su “La La Land” senza parlare di “La la land”, sostanzialmente: una “non-recensione-con-cose-campate-un-po’-in-aria” 

La mia su “La la land” senza parlare di “La la land”, sostanzialmente una “non-recensione-con-cose-campate-un-po’-in-aria”  (NO SPOILER). 
Ok, cominciamo…
Stamattina (il film l’ho visto ieri) ho sentito questa frase in una fantastica serie tv: “non voglio essere una storia!”; attorno alla libera interpretazione di questa battuta, praticamente,  ruoterà la mia riflessione. Ma attenzione: non ne darò alcuna spiegazione esaustiva (stramaledetto spoiler!); diciamo che fornirò qualche indizio, lasciando a chi deciderà di vedere il film l’onere di stabilirne il nesso e il senso profondo (se glielo accorderete, s’intende).
Mmm, la sto mettendo giù misteriosa, me ne rendo conto, ma imperterrito continuo: sappiamo tutti cosa sono delle rette parallele, giusto?
Sono rette che hanno la caratteristica di non incontrarsi mai.
Però, una volta, ascoltai uno scienziato affermare: “per quanto vi possa sembrare assurdo, due rette parallele, all’infinito, si incontrano!”, suggerendomi che le due cose, avessero entrambe,  perfettamente senso.
“E tutto questo cosa c’entra con La la land?”. Come darvi torto! 
Ascoltatemi bene per favore, perché ho quasi finito: se ognuno di noi è (come difatti è) un essere complesso, e se quindi le legittime aspirazioni, le convenzioni sociali, le contraddizioni che ci caratterizzano, le follie, i sogni e le accettazioni a cui ci assoggettiamo sono reali (e lo sono), allora noi non possiamo essere solamente “una storia” (dove “una”, contrariamente alla serie tv, ha valore numerico). Vuol dire che siamo così tanto “non-semplici” (e così le relazioni che stabiliamo,  la vita che viviamo) che l’ “unicità” matematica non può completarci, non può “spiegarci” esaustivamente.
Dobbiamo quindi essere (e accettare di essere) “multipli”: come multiple le nostre relazioni, multiple le nostre storie, multiple le nostre assonanze, multiple le dissonanze… 
Ogni nostra storia, ogni nostro “racconto”, sono singole rette parallele che non incontrano “spiegabilmente” le altre se non al punto dell’ “inspiegabile” infinito: luogo dove si verifica l’idea più “alta” di noi.
E l’amore non fa eccezione… 
Tutto viene custodito! Tutto! Questo per me è “La la Land”.

Concedetemi un’ultima citazione (presa da un libro di Hillman):
“Ci sono più cose nella vita di ogni uomo di quante ne ammettano le nostre teorie su di essa.”

Concludo… 
Non vi ho detto che odio i musical (sul serio): eppure “La la land” mi è piaciuto tantissimo… 
Evidentemente,  una mia retta parallela, deve amarli fortemente.

PS: la mia non-recensione finisce qui, con tanti sospesi…se vedrete il film, spero vi sarà più possibile trovarne il filo logico; oppure avrete (e vi incoraggio a farlo) materiale per demolirla.

PPS: fotografia immensa! Colori splendidi. Emma Stone meravigliosa.

PPPS: se qualcuno intenderà commentare per un graditissimo dibattito è pregato di segnalare (qualora sia il caso) preventivamente con il maiuscolo “SPOILER” il testo successivo, per rispettare coloro che non hanno ancora visto il film e che intendono farlo.

(autore: diegofanelli) 

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