#primalastoriapoilafoto episodio 2

Volete conoscere una piccola e strana storia?
Quella che vedete in foto è una parte della villa comunale di Francavilla Fontana, il percorso centrale.
L’ ho scattata la settimana scorsa, mentre passeggiavo.
Per addentrarvi al meglio nel racconto però, dovrete fare uno sforzo d’immaginazione; pronti?
Dunque, voi state osservando questo vialetto, giusto? Ma se vi chiedeste cosa c’è alle mie spalle?
Alcuni saprebbero rispondersi naturalmente, basta esserci già stati, ma è qui che dovrà intervenire la vostra fantasia…
Invece di chiedervi cosa “c’è” alle mie spalle, chiedetevi cosa “c’era…”

Era una sera di quasi 30 anni fa, una sera di notizie concitate, di quella concitazione che a volte gli adulti utilizzano per enfatizzare un fatto, renderlo plateale; e se non fosse che ad ascoltare quelle notizie c’era il me stesso da bambino, quel loro atteggiamento sarebbe stato derubricabile a semplice e innocuo protagonismo.
Invece ero lì, iniziai ad ascoltare, e operai anch’io uno sforzo d’immaginazione…

– Sai cosa sta succedendo in villa? – parlavano tra di loro.
– Cosa?…
– Mi raccomando, non ci andate!…
– Che sta succedendo?…

Non so come mai, ma la cosa mi terrorizzò!
Sentirli con quel tono perentorio!
Adesso, non aspettatevi che io vi dica come mi ci ritrovai in quella maledetta villa qualche sera dopo; non ricordo di preciso, ma ero lì, sì, proprio lì!
E mi trovavo nel punto esatto situato alle spalle del me che avrebbe scattato la foto che guardate oggi.
C’era una fontana (tra i due me); c’è anche adesso, ma quella sera la guardavo tremando…
La gente correva; anzi, fuggiva…
Cosa succedeva?
Alcuni tizi raccoglievano l’acqua della fontana in alcune buste, quelle vuote delle patatine, e queste ultime divenivano sacchetti per lanciare gavettoni a chiunque si trovasse nei paraggi!
La gente correva, fuggiva. Chi giocava rideva, mentre chi subiva lo scherzo urlava! Correva!
Io non riuscivo a scrollarmi di dosso un senso di paura e di impotenza, come se stesse accadendo qualcosa di pericoloso.
Come se quei ragazzi fossero clown ambigui tra scherzo e cattiveria, e questa avesse la meglio.
Incredibile quanto una notizia, una storia, cambino forma e quindi senso a seconda di chi la divulga e di chi la recepisce.
A seconda degli stati d’animo…

Bene, tornando alla foto e ai giorni nostri ora sapete cosa “c’è” alle mie spalle: una fontana.
E sapete quindi anche cosa “c’era”…
Sempre la stessa fontana, ma anche un bambino che immobile la guardava con terrore, quello che i clown la utilizzassero per “non” far ridere…

Così, qualche giorno fa trovandomi lì per caso, ho ricordato tutto, ho scattato la foto e mi sono voltato indietro…
Oltre la fontana, ho sorriso a quel bambino, sforzandomi di togliere la maschera…
Restituendogli, spero, un clown fatto per ridere…

Maledette e amate parole!
Amata e maledetta fantasia!

FINE.

(autore: diegofanelli) 

Episodio due di #primalastoriapoilafoto

PS: e i vostri posti, le vostre storie?
Perché non condividerle?

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