La città delle barche

“Le parole raccontano, inventano, distruggono e fanno rinascere…”
Una volta, pochi giorni prima che lei partisse, mi chiese di scriverle qualcosa. Me lo chiese con enfasi.
Non avevo idea di cosa dedicarle, perciò presi tempo, e quella volta facemmo l’amore con sospensione (la mia), con il solito trasporto (il suo).
Doveva allontanarsi dalla “città delle barche”, e questo le pesava tantissimo. Io sembravo indifferente invece, ovviamente mi dispiaceva, ma guardavo il tutto nell’ottica pragmatica di chi attende semplicemente il ritorno.
Le scrissi una pseudo-poesia appena accennata…
“Le rive del mare inesistente di questa città
non daranno origine a maree che cancellino il mio amore per te!”
Fui romantico (sdolcinato, direi), o meglio, enfatizzai (troppo) la solitudine che si mostrava pronta, ogni momento di più, a travolgerci.
Mi afferrò la mano, la strinse quasi violentemente…
Sembrò reprimere la tristezza nell’attrito caldo della stretta, quando invece si sfogò: con la mano libera estrasse un foglio di carta dalla tasca, un biglietto con impressa la sua destinazione…
-Tutto quello che sai fare è scrivermi poesie! Ma le poesie per te sono un modo di prorogare ciò che alla fine non farai mai…è meraviglioso leggerti fino a quando non ti si conosce, fintanto non si comprende il tuo reale modo di fare…questa città è bella, fantastica, ma il mondo è fuori da dove sei nato! –
Il sole lambiva le linee di contorno di un palazzo. Quando mi sembrò essersi mosso di qualche millimetro, mi destai dal momentaneo sbigottimento e dissi…
-Pensavo che tu non volessi partire. Che fosse difficile per te lasciare questo posto…
-Non voglio partire, certo, ma non voglio farlo senza di te! Questo è il punto!
-Ma allora potevi chiederm…
-No! – mi interruppe, e continuò -…vorrei che per una volta tu scegliessi, indipendentemente da ciò che ti dico! Non vorrei sempre chiederti di fare qualcosa per noi, vorrei che tu lo facessi perchè l’hai scelto spontaneamente! Inoltre non lavori, perché non cerchi un impiego fuori come sto facendo io? Sono stanca! –
Il rumore di carta che si strappava, il biglietto con la sua meta e, raccolto dietro, quello che potei riconoscere come il mio fugace componimento. Lo lanciò in acqua, immaginai l’inchiostro che si scioglieva misto a sporcizia.
*********************************
Una donna salì sulla barca, posò le sue dita sul bordo.
-dov’è la tua fidanzata?
Esordì così, senza alcuna premessa.
-Scusi se mi permetto – continuò -…la gente dice che io possieda una qualche forma di potere…ma non è vero, semplicemente leggo sul suo viso tanta tristezza, e spesso la ragione è per una donna che ci ha lasciato… Spero di non darle fastidio…
-non si preoccupi, non mi dà fastidio
-allora dov’è? – così, diretta!
-purtroppo mi ha lasciato un po’ di anni fa…
-mmm non siamo stati bravi a fare il fidanzato, vero?
Le risposi con un sorriso, ed ero sincero, d’altronde aveva ragione.
-Perché questa barca si chiama Andrea? Aspetta, scommetto che la tua fidanzata si chiamava così…
-Esatto…
-Mi chiamo Gaia, piacere. Sono una persona molto curiosa, come avrai capito. Avrei da farti altre domande, ma io stessa comprendo quando ho raggiunto il limite, per cui taccio…
-No, mi dica, mi fa compagnia…-eravamo soli stranamente, non era salito nessuno per quel turno. Facevo da guida turistica, mezz’ora di tour della “città delle barche” a bordo di una piccola imbarcazione.
-Perché questa barca ha tutte queste frasi scritte sopra? – riprese immediatamente, senza alcun altro segno di titubanza.
Le sorrisi, poi ripresi…
-Non saprei, l’ho acquistata da un uomo, cinque anni fa. Me l’ha venduta ad un ottimo prezzo, talmente basso che ho accettato il fatto che fosse in questo stato: una fitta presenza di parole scritte sui lati interni ed esterni… la cosa non mi dispiace alla fine, io stesso scrivo nel tempo libero… –
Mi guardò, poi riprese…
-Le va un po’ di caffè? Ho qui un termos, pensavo di fare due chiacchiere visto che il turno è ancora all’inizio e siamo soli io e lei. Non si preoccupi per me, questa città la conosco bene, non mi interessa più di tanto guardare oltre questa barca…
-Ne è sicura?
-Sicurissima…
Avevo sempre bevuto il caffè a terra, mai sulla mia barca. Inoltre non utilizzavo lo zucchero, ma la signora ne versò due bustine.
-Ehm, io lo prenderei amaro, veramente…
-Si, lo so…
La guardai, possibile che già ci conoscessimo?
Continuò…
-Oggi è un giorno speciale per me e i festeggiamenti sono dolcezze, un caffè amaro non va bene…
Sorrisi gentilmente, la sua compagnia era piacevole.
Mentre mi voltavo verso il sole, e mi accingevo a mettere la piccola àncora sul fondale, prestai attenzione alla fascia esterna, ad una scritta che non avevo mai notato… ”La gente dice che io abbia una qualche forma di potere…ma non è vero, semplicemente leggo sul suo viso tanta tristezza. Spesso la ragione è per una donna che ci ha lasciati… ”
-Ma…
-Si, conosco quella scritta… – disse – guardi anche alla parte esterna di destra… si, alla mia destra…
C’era scritto “i festeggiamenti sono dolcezze, un caffè amaro non va bene…”
-Si sta chiedendo perchè conosco queste scritte e chi sono io, vero? mmm…in fondo le due cose rispondono alla stessa esigenza…
-Si, può spiegarmi per favore? mi sento a disagio…
-Non deve aver paura di nulla…la mia presenza è una specie di regalo dell’amore. Frank diceva sempre che le parole raccontano, inventano, distruggono e fanno rinascere…
-Frank? ma è…
-Si, esatto, è l’uomo da cui ha acquistato la barca. Adorava scrivere, ed era mio marito.
La guardai con meraviglia…
-Scriveva la notte su questa barca, diceva che c’era più poesia e la poesia è bellezza e la gente è attratta dalla bellezza. In realtà non ci salivano molte persone, forse la consideravano una cosa “strana”, come il lasciarsi andare… la gente non si lascia andare e non va incontro alle belle cose, alle belle parole… ne fugge, diceva Frank… Ad ogni modo, la sera lui terminava il suo giro, si sedeva vicino al molo di attracco, pensava e scriveva… solo che invece di utilizzare la carta, usava la sua barca… e diceva che dedicava tutto a me la maggior parte delle volte…Frank non c’è più adesso, e io sono vecchia, tra non molto sento che toccherà a me, ma sono serena. Non ho timore…Oggi è un giorno speciale, sa? ho ritrovato la sua barca! Quando è morto io sono andata via per qualche anno, non riuscivo a sopportarne l’assenza e non volevo più rivedere ciò che gli apparteneva. Ma un giorno ho capito. Ho sentito le parole di Frank chiamarmi. Ho finalmente trovato il coraggio e sono tornata…ora sono felice… –
Io la guardavo senza parole, stupito ma con una serenità meravigliosa nel cuore…
Quando la lasciai al molo di attracco e la salutai, mi disse…
-Sia sereno, le parole raccontano, inventano, distruggono e fanno rinascere…- e indicò la piccola parte della barca dove questa frase era scritta in minuscolo.
*************
Ora è sera.
Sono solo.
Penso al mio amore, partito 5 anni fa…
Ho della vernice e un pennello che imbevo in essa…
“le parole raccontano, inventano, distruggono e fanno rinascere… ”
“e sono magia…
che fa tornare o partire… ”
L’ho scritto sotto…
Spero che il mio amore ritorni…
O forse partirò io, a cercarlo, iniziando il viaggio dalla “città delle barche…”
Dove un giorno mi accadde una magia, che a sua volta mi raccontò qualcosa di magico…
(diegofanelli)
(immagine presa da internet)

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8 pensieri su “La città delle barche

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