Tatuare il cieco

Tatuare il cieco…
Non sapeva nulla di ciò che avrebbe infuocato la sua pelle…
Quando lei brandì lo strumento nella mano, si accertò che non la stesse prendendo in giro. Gli passò le dita davanti agli occhi, quelle che non tenevano la macchinetta. Quegli occhi immobili, sembravano dire la realtà. La verità davanti a lei.
Intinse un po’ di colore, ogni volta fremeva davanti a questo inizio perché sapeva che stava per trasformare una pelle pura in una pelle ‘toccata’, una pelle marchiata, di un ricordo indelebile.
Ma questo suo solito fremito venne fermato, ancora, dal dubbio. Uno grande.
Lei, dubbiosa, lo era da sempre, forse era per questo che sulla sua schiena esibiva un disegno: lo chiamava la ‘diffidente colorazione’. Lasciò per un attimo i colori, non completamente intinti dallo strumento, e alzò la mano impegnata…
Sospirò, guardò il viso di quel cieco, pregò che fosse vero, che non la potesse veramente vedere e azionò gli aghi della macchinetta come se dovesse tatuargli il viso…
Lo stava mettendo alla prova. O forse voleva disegnargli una “faccia” sulla sua faccia?
Il movimento delle dita libere poteva essere ignorato con coscienza, ma un insieme di aghi a pochi millimetri dagli occhi non poteva lasciarlo indifferente…
Eppure così fu…
Fu così che tirò un ultimo sospiro di sollievo, finalmente sicura di non essere di fronte ad un bugiardo, intinse i colori e fece del male alla pelle del cieco, perché il ricordo di un tattoo comincia con un dolore, lasciando che la bellezza arrivi più tardi, per non lasciarti mai più.
“Io sono tuo padre…”
Queste le parole che gli bruciò sull’epidermide, quella del cieco venuto nella sua bottega, o meglio, la bottega di suo “padre”…
Quando ebbe finito, si avvicinò a lui con le labbra, a circa un centimetro dalle sue guance.
Stava quasi per baciarlo, ma non lo fece…
Lui ovviamente non si mosse, fu per lei l’ennesima conferma che non le mentiva.
Era cieco.
Il cieco non le mentiva.
Suo padre invece lo faceva da sempre. Le mentiva dicendole che le voleva bene. E la sfruttava, dicendole che valorizzava le sue grandi doti di abile tatuatrice.
Lei, dal grande disegno sulla schiena: un gatto…la diffidenza colorata, necessitata, dopo mille menzogne…
Il cieco, non le mentiva…
Ma tra queste tre figure esisteva, in verità, un “intatuabile” segreto…
Taciuto…
Come il dolore di un tatuaggio…
Per sempre…

(autore: diegofanelli)

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