Lisa oltre la porta… 

​Le bambine piangono oltre la porta. 
Siedi a terra, a destra del guanciale che hai portato con te in questa notte senza sonno. 
Alla tua sinistra invece un regalo ancora impacchettato; hai portato anche questo nella notte di veglia. 
Il calice è davanti ai tuoi occhi, misero contentino per te in una giornata impiegata a renderle felici.
Ci hai versato dell’acqua, ne stringi lo stelo e preghi che si riempia di vino: non il sangue di un dio, ma puro e semplice rosso, euforia liquida, surrogata.
Immagina una strada, anzi un sentiero, al cui termine risiede un pozzo che è sorgente di vino; dovrai colmare la distanza tra esso e il punto dove ti trovi per goderne il contenuto, perché è il tuo compleanno stasera, e sarà pur legittimo immaginare di sostituire quest’acqua,  vero? 
Allora riempi la distanza, Lisa! Inspira l’odore dell’erba da calpestare, devi solo immaginare…
Solo stringere le dita attorno allo stelo del calice e pensare di farlo. 
Che i tuoi piedi contattino le strisce verdi del terreno, se ne servano nel moto e lascino il punto di partenza. 
Và, il vino t’aspetta, esso è speranza in liquido carminio, denso come il sangue, puro come la notte che t’appresti a vivere da sveglia. 
Perché le bambine piangono, Lisa, le lenzuola in cui le hai protette sono meno candide delle tue mani oltre la porta; allora lascia questo calice, Lisa, posa la sua base tra il guanciale e il regalo, e apri questa benedetta (e maledetta) porta… 
Va da loro, dalle tue piccole gemelline. 
Dona le tue dita d’amore: che radunino il calore disperso nella stanza in tua assenza,  che si avvicini la tua fronte alle loro piccole teste; inspira, realizza nuovamente la misura e la fattezza del loro odore…

Silenzio… 

Adesso il calice diviene rosso e il regalo a sinistra scompare, come pure il guanciale. 
Respira, Lisa. 
Guarda avanti,  e attendi per i festeggiamenti: la maternità solitaria è un sacrificio che solo in seguito diviene dono; è più in là il tempo per brindare; è più in là il calice, più in là il sentiero… 
Le piccole gemelline cresceranno, i pozzi di ogni dove diverranno praterie su cui correre… 
Senza alcun rimpianto per il futuro, alcuna notte insonne in cui ripararsi oltre la porta. 
Ripararsi oltre la porta… Dall’ennesima richiesta di te…
Lisa oltre quell’uscio, madre al di qua di esso…

(autore: diegofanelli) 
(immagine presa da internet)

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