Kera

Poi c’era sempre il modo di venirne fuori.
Kera prendeva una matita, la temperava,  e una volta appuntita la premeva sul mio braccio.
C’era prima un po’ di sangue,  che si cicatrizzava col tempo,  ma quasi da subito vedevo il piccolo alone di grafite alllargarsi…

“Ora pensa che sta scendendo dentro, tutto un flusso continuo di felicità e amore…”, diceva.

Lo faceva quando la droga era troppa e dovevo smettere, oppure quando non c’era e dovevo farmi.

Ci ho provato, davvero, a smettere.
Ho forato il mio braccio lungamente e in diversi punti.
Il sangue gocciola, misto al grigiore dei tratti di matita…

Kera è qui sullo strato di epidermide che copre la mia ulna e il mio radio; incredibile come il tempo e le prove disperate siano viatico di creazione, il suo ritratto brilla scuro tra i miei punti di caduta…
Lo faccio, si disfa, lo rifaccio per ogni dose di felicità.

Ma Kera è anche dalla parte vietata ai vivi, incredibile come il tempo e le prove disperate non la riportino indietro…

O non forniscano un biglietto d’accesso, un’eccezione…

(autore: diegofanelli)
(immagine presa da internet)

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2 pensieri su “Kera

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