L’azzurro fuori le recinzioni

Lui siede su un sedile imbottito rigirando una tortillas tra le dita.
Salsa messicana, signore?
Si, risponde lui.

Alla baia del Mar d’inverno, aveva scorto le dita di quel ragazzino infilarsi tra i rombi di una verde recinzione. Si issava fortemente il piccolo, sollevando il corpo nella felpa col cappuccio. Prima di lasciare quel posto, lo vide raggiungere un uomo e abbracciarlo. Il vecchio lo attendeva oltre i rombi, le gambe rotte, su una sedia.

Quando la donna dagli occhi recisi annusava i fiori, l’uomo che voltava l’angolo correva in direzione di lei. Aveva in testa un cappello e il vento contrario alla sua corsa lo divelse. Questo vagò un istante nell’aria, poi colpì i fiori della donna. Prima di lasciare quel posto, la vide inginocchiarsi alla ricerca buia di quegli steli caduti; si chiese se li avrebbe ritrovati, sotto il sole della baia del Mar d’estate.

E quando lei prendeva una fascia bianca dal cassetto, c’era ancora odore d’uomo nella sciarpa che le abbracciava il collo. Era ieri che si erano baciati, le labbra di entrambi unite, un diamante grigio umido vi fioriva nel mezzo e le nuvole in cielo cadevano in verticale discesa verso quella punta preziosa.
Lei ora la stringeva quella fascia tratta dal cassetto, la legava attorno alla sua bocca.
Un altro uomo la attendeva nei ricordi, ma a lui gridava contro, cercando giustizia tra i suoni delle urla soffocate nel bianco pregno di maltrattata saliva. Prima di lasciare quel posto, la vide sorridere finalmente, e la fascia umida cadeva a terra, spezzandone il sortilegio. Accadeva sulle superfici del Mar d’autunno.

Lui toglie gli occhiali adesso, li posa sul tavolo di legno, mette in bocca la tortillas e la sua mano destra si intinge nella salsa mentre mastica. Qualcuno lo vede chiudere gli occhi, con le dita intente a disegnare lacrime passandosi quel rosso messicano sul viso. I suoi respiri naufragano nei mari vissuti, tracciano empatia tra cuore e piccante…
Vuole piangere, ma non più lacrime, perché è il momento di sorridere e ridere, ridicolizzare le brutte memorie, alzare i calici del pianto alla futura buona sorte di coloro che le hanno vissute…
Prima di lasciare quel posto, il Mar di primavera giaceva nei bicchieri della gente intorno che brindava alla sua derisione…

Ma lui custodiva le stagioni adesso; ed era fuori, per strada, camminava imperterrito con ciò che buffamente colava dal sul viso…
Ne cadevano gocce per terra,
nuove infuocate fenici,
dal cemento di una vita mai stata marcia…

(autore: diegofanelli)
Canzone suggerita: Electric Fences – Damon Albarn
Immagine tratta da archivio fotografico personale

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2 pensieri su “L’azzurro fuori le recinzioni

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