Di vita in strane cornici

“Crestfallen” avrebbe il sottile crepitio della polvere tra i solchi se potesse suonare come i dischi di un tempo.
E’ in sottofondo, adesso…
Non è rude, non meritare rudezza è la degna didascalia di te.
Se ci fosse uno strano dipinto di uno strano fiore, cosa dischiuderebbe, un tappo di sughero lungo i bordi della cornice?
Magari colorato scuro, sí, consunto e posato su un piano. E pennellate sporche di bianco in verticale, rigate di nero confuso e sbiadito, sfocate indicazioni di tuo pugno su come rendere gradevoli i miei pasti…
E se ci fosse un fiore in cui all’interno vive una casa…ci sarebbero stanze pulite, dal biancore ridonato, opera delle fenici racchiuse tra le tue dita piene di fiducia…
Le cose le sistemavi tu…
C’è il crepitio adesso, sembra il tempo remoto, quando disegnavo a matita quelle pareti per davvero…montagne principalmente, e gente stilizzata a valicarle.
Dimmi, funziona come le righe nere che lasciano per attrito le ruote di un aereo in atterraggio? Se avessi tra i palmi copia di quei disegni, e strisciassi la carta sfregando sulle pareti, realizzerei nuovamente quelle montagne avendo ancora tutto da valicare?
Sai, significherebbe non aver scelto, rimanere ai piedi di quelle altezze, e mai nessun aereo ti avrebbe presa…
Tra questa casa e il tuo dipinto, c’è ancora un senso forte di ingiusto, un tappo di sughero che giace, una fenice che vola tradita…
C’è un forte senso di ingiusto, sí…
E tra i petali del tuo dipinto, una thomisidae dalle ali immaginate piange…
Non voleva far del male…

(autore: diegofanelli)
Canzone suggerita: Crestfallen – Smashing Pumpkins
Immagine presa da internet

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8 pensieri su “Di vita in strane cornici

  1. effettivamente è come entrare in un labirinto di parole… la cosa ancora piu’ bella è non voler assolutamente cercare la via di uscita… in questo groviglio di riflessioni, incertezze, quesiti che non hanno risposte, dubbi, rammarichi, e speranze io ci leggo la vita che scorre a tratti esuberante e a tratti inerte… francamente leggo una prosa noir interessante. Quindi ti seguo discreta e vigile nel tuo cammino. Ciao!

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  2. Io credo che in questo come nell’altro racconto continui a muoverti nel terreno della poesia piuttosto che della prosa ma questo non è detto che sia un male dato che ti riesce bene. Sarò sincero, il precedente l’ho letto e riletto (forse 5 volte;)) ma ho sempre avuto difficoltà a entraci dentro forse perché in questi “ibridi” che stai creando è effettivamente molto più difficile entrarci dentro, per davvero. Comunque complimenti, ripeto è questo il tuo terreno: una sorta di terra di nessuno in cui c’è questa voce narrante oppressiva e onnipresente che accompagna il lettore in dei viaggi che sono un misto tra sogno e realtà.

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    1. Capisco ciò che hai scritto.
      Sono d’accordo, è il mio “mondo” letterario.
      Forse per il momento va così, oppure andrà sempre così… Non saprei, ma indipendentemente da tutto, penso che sia giusto lasciare che ciò che “vuole” uscire, venga fuori con naturalezza.
      Grazie per le tue parole

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