Intrudere

Non ho molte pagine da dare a questi scritti.
Senza un luogo del pensiero, un uomo sfalda la sedia sulla quale siede.

Che io sia più che membra e più che attore di suddivise parti d’organi in un complesso corpo,
l’ho pensato al suo commiato.

Perché quella donna, per così intensi i suoi occhi, che di spalle mi baciava con una lacrima,
avrà avuto di certo suo padre come destinatario d’addio.

E non gli stanchi tessuti aderenti un cigolante appoggio su quattro piedi,
ma un genitore all’ultima goccia di memoria sul ricordo cartaceo e perpetuo del suo nome.

Qui si intrudono scarabocchi confusi in un diario,
e le pagine ormai finiscono,

per due ragioni…

mancanza di cose che già non posso più ricordare…
e perché ne ho fatto poltiglia ingurgitata senza masticazione…

Chi era lei, di soppiatto in casa di questo me sconosciuto?
Un nulla più, tra le pagine maldeglutite…

Un uomo vedovo di memoria…
E il
sei mio padre, ricordalo ti prego;
che lei aveva intruso a penna su tale poltiglia,
manterrà senza fine le sue fattezze al gelido della mia epiglottide…

Senza fine,
su una fine.

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6 pensieri su “Intrudere

  1. molto bella, diego… una dichiarazione molto sentita di una sorta di “no uomo” .. senza tempo e senza luoghi con poche memorie a cui aggrapparsi… posso dirla tutta? … sensazioni ed emozioni già vissute da me … un altro “non uomo” … cioa buona serata

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