Che sia tramonto, che sia alba

Che sia tramonto, che sia alba, la mia bambina è bella.

Non ha le gambe e non può scrivere.

Le ho preso un diario, ha iniziato a guardarmi.

Lente le pupille vagavano con i loro sguardi nell’aria, colpendo le mie, infrangendole, liberando dolore.

Ho iniziato a scrivere quelle pagine,  il diario ha preso a riempire le mie giornate.

E lei lo ama, perchè è suo.

E io lo scrivo, perché è  mio.

Adesso attende il tramonto; quando la notte arriva, c’è una nuova luna che sale; come fosse sole, e il buio ossigeno per le piante.

Una piuma nera, inizia la caduta…

Lei,  mia figlia, dalla finestra vede la moltitudine di gente raggiungere le giostre.

Le guarda tra un palazzo e l’altro, riesce a sentire le musiche, i suoni.

Ma non ha voglia di andarci.

No.

Perchè c’è il suo diario, che io scrivo e che è  mio.

La piuma nera scende ancora dall’alto…

 

Sono un po’ stanca, ma continuo a scrivere per il suo piacere.

Chiude gli occhi, si volta dall’altra parte, verso le giostre,  vuole continui a scrivere...

Quanto inchiostro può contenere il palmo di una mano?

Voglio saperlo e spezzo la penna, spezzo tutte le penne e salta l’inchiostro, pervade le mie falangi,  raduna le linee della veggenza e prevede che adesso io continui; imbrattandole quelle pagine, di pura cellulosa d’amore...

In uno scatto d’ira lei ne prende una, la strappa dal diario, ne fa poltiglia tra le mani che lancia verso quel luogo.

È seduta davanti alla finestra, come al solito.

E la luna sale e la vita cala come il sole.

E come la piuma nera…

Vedo questo pezzo di carta tutto arrotolato con rabbia percorrere la strana parabola verso quel posto, senza mai raggiungerlo…

E capisco che devo continuare a scrivere.

Capisco che è tutto per lei; sì, vero, lo ha lanciato, accartocciandone una piccola sezione, ma era un segnale…

Voleva che io scrivessi il divertimento.

Voleva immergere quella poltiglia di carta nell’euforia che non poteva raggiungere.

Come si fa con una spugna nell’acqua racchiusa in un secchio.

E io sono la spugna di mia figlia.

Raccolgo tutto quello che lei non può fare e lo vivo io, scrivendo…

È talmente contenta che lo faccia, che il suono che produco, pressando e maltrattando con amore i fogli, l’ha fatta addormentare.

E non respira più,  mia figlia…

Ma non muore, 

respiro io per lei…

Tramite inchiostro tra queste pagine…

Pigmento che la piuma nera ora posa sul braccio di lei…

Cadeva questa piuma, 

e prima di morire, ha  inciso sulle sue carni tutto ciò che ho fatto per lei…

Niente…

Il troppo scritto sul diario è  come china che ridonda tragicamente…

La nera piuma incide il mio nulla sulla sua pelle…

Tanto,

non me ne accorgerò…

(autore: diegofanelli)
(immagine presa da internet)

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7 pensieri su “Che sia tramonto, che sia alba

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