Racconto in una vaga poesia

Frenavo,
il gabbiano ne giovava salvandosi dall’urto.
Raggiungeva in volo la linea dei miei occhi, pochi secondi dopo era già storia.
Ne tacqui,
a vantaggio di lei che mi sedeva accanto.
E’ un inchino reciproco il bacio.
Non riverenza, ma resa che attende per poi farsi attacco di vita.
Poi torna resa, e si rifà brama.
Ma regalare rose per amori impossibili è nascondere morte dischiusa dalle spine, petali che occultano la fine.
Ci baciavamo.
Una fitta, una ferita sulla mia lingua.
Uno sputo, qualcosa dritto in gola.
Soffocavo.
Aveva fatto allo stelo il torto di una spina, mantenuta tra i denti  come refurtiva da porgermi violentemente.
Ora ne staccava una nuova e la masticava per sé.
E’ resa di entrambi quando si muore d’amore per qualcuno, poiché non c’è rosa che valga il fiore di due vite.
Doniamo voli di gabbiani…
E uccidiamo le rose…

(diegofanelli)

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