Stratificazioni

Stratificazioni in livelli d’inchiostro.
Sulla nostra natura, scelte successive.
Vorrebbero farmi credere che il sapore dell’infinito è gustoso solo se la pelle rimane immacolata.
Se potessi davvero vivere in eterno, invece, è l’immobilità che rifuggirei. Giorni sempre uguali, intenzioni immodificabili.
Quali istanti distinguerei, in assenza di azione?
Mentre pensavo a queste cose, cambiai improvvisamente la postura. Strattonai il braccio, volutamente, e la macchinetta trascinò gli aghi per una linea inaspettata.
Era basito.
Io compiaciuto, invece.
Si scusava, ancora e ancora; percepivo il suo profondo disagio e a nulla valeva tentare di tranquillizzarlo.
Il mio nuovo tatuaggio: la forma che avevo scelto con l’aggiunta di un segmento nero, piuttosto lungo. Un errore.

“Papà, quando la togli?”
Rientrato a casa, mio figlio davanti a me impaziente, guardava il mio braccio, la carta pellicola ancora sul disegno a proteggerlo.
“Adesso! Tirala via, su…”, gli dissi dolcemente.
I suoi occhi brillavano, la lucentezza della curiosità.
Lo osservavo. Attentamente.
Col dito sfiorava l’ultima stratificazione in livelli d’inchiostro: il disegno e l’errore.
Sembrava rapito dalla linea sbagliata.
Con l’indice prese a seguirla, come una biglia su un solco.
Aumentò la corsa, accelerò, fino a lanciare il polpastrello dal punto finale del tratto, una specie di trampolino immaginario…
“…e qui si tuffa!!! Splash…”, il “dito-tuffatore” immerso nelle onde del pavimento…
“Ti piace?”, lo interrogai.
“Questa linea è più bella… di più degli altri che hai…Guarda! Ora può diventare il filo di un aquilone che sta volando dentro il tuo braccio!… Ora è una riga che cancella un errore…”
E sparì, correndo verso la sua stanza.

Silenzio.
“…ora è una riga che cancella un errore…”, la sua voce nella mia testa.
Un errore infinito cancellato dalla sua stessa riga, dalla sua stessa essenza.
Tatuaggi: stratificazioni in livelli d’inchiostro con noi fino alla morte. E pensiamo siano eterni, poichè limitati dalla nostra percezione del tempo.
Sì, ripeto, l’immobilità rifuggirei, ad esempio: una pelle immacolata, e tatuaggi perfetti al contempo: visioni immobili di una stessa medaglia.
L’errore invece è trasformabile.

Non sempre possiamo guarire…

Ma possiamo sempre guarirci…

Un aquilone vola nel mio braccio…

(diegofanelli)

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2 pensieri su “Stratificazioni

    1. Verissimo.
      È proprio ciò che volevo comunicare.
      Se non dedichiamo molto del nostro impegno a trasformare l’errore in esperienza che ci fa riprendere a volare (l’aquilone), cosa dovremmo farcene dei nostri drammi?
      E della vita stessa?
      Non è facile, ovviamente, il più delle volte è complicato e ai limiti del comprensibile, ma ne vale sempre la pena. Come fare spazio, dentro il nostro braccio, al volo di un aquilone.

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