12 di nulla…

Voi non potete saperlo.
Certe aree d’asfalto, appartengono a chi c’è stato, ci è passato.

Nelle mie aree d’asfalto che voi ignorate, c’erano un tempo due cabine telefoniche a sinistra e a destra della strada centrale; le gomme da masticare già masticate, talvolta occludevano le fessure pronte ad accogliere monete; le fessure più grandi, invece, apparvero ad un certo punto della storia per farsi ingravidare da quelle che erano chiamate “schede telefoniche”…

E perchè il pub si chiamava Zodiaco?
Questo non lo so neanch’io.
Provo a immaginare, ma, a mia memoria, non ricordo ad esempio riferimenti particolari, tipo al menù: nessun panino “Gemelli” o pizza “Capricorno” e via col resto delle dodici case, per intenderci.
Però il Pub c’era. E si chiamava Zodiaco.

Dividemmo con un amico una sedia in due, una sera.
Quando fuori pioveva, ed era sabato (la movida ci raccoglieva attorno all’area d’asfalto tra la cabina telefonica mezza gravida di sinistra e il Pub), era d’uso riparare all’interno del locale, sedersi, e di fronte al bivio “non ordino niente” oppure “al massimo da bere”, si sperava di essere ignorati (o graziati) dal cameriere, e poter optare così per la prima scelta.

Le probabilità d’indirizzamento al bivio si avvicinavano rispettivamente a qualcosa di questo tipo – azzardo -: prima svolta, 39%; seconda svolta, 61%.

Ogni tanto poteva saltare tutto, però; la paletta del “pubblico ufficiale” sbattuta in faccia, e la domanda “favorisca documenti” trasformata in: “ragazzi, dovete ordinare da bere e anche da mangiare, chiaro?!”.
Era il proprietario del Pub! (o era il gestore? Mai saputo).

Una volta, dicevo, davanti alla sua autorità barattammo una cena con una sedia: io e il mio amico avremmo preso solo da bere (contrariamente al suo diktat), ma gli avremmo dato disponibile una sedia, delle due che occupavamo, in caso di arrivo di ulteriori avventori (cosa che puntualmente accadde…).

Voi non potete saperle queste cose.
Le serrande rosse sono chiuse, ora; mi giocherei la testa che almeno il 30% delle scritte che le infestano siano di quei tempi.

Lo Zodiaco è chiuso.
La cornetta rossa della piccola cabina telefonica (stranamente ancora lì) è inserita nel suo alloggiamento grigio.
Voglio alzarla per vedere se funziona ancora.
Ma devo fermarmi…
Una lumaca striscia proprio tra il rosso e il grigio degli elementi simbolo di un’epoca.
Si è fermata a cavallo dei due colori, e io non voglio disturbarla; ma il problema, è che voglio sapere pure se quel suono d’un tempo si sente ancora…

Tornerò; ci passo ogni mattina; quella striscia sparirà prima o poi da lì, come ogni stadio mentale: come quando inserire schede telefoniche ci sembrava un atto che non avremmo mai smesso di compiere…

Non possiamo saperle certe cose…
…al pari della striscia bavosa di una lumaca, troppo innocua da disincentivare i più dallo spiaccicarla a terra per puro gioco, siamo come appesi tra i colori grigio del passato e rosso interrogativo del futuro; attraversiamo ogni casa zodiacale nel nostro pellegrinare serale e notturno, senza la permanente difesa dei suoi signori e custodi…

Dodici segni, di soli ricordi.

– diegofanelli –

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Velocità e Lentezza; Friedrich Holderlin sgambetta Usain Bolt! La poesia vince…

(se non visualizzate il video correttamente, molto probabilmente state utilizzando l’App Lettore di WordPress; ricorrete invece al browser)

Una mia diretta Instagram del 15/06/2018.

Una riflessione sulla velocità alla quale viviamo le nostre esistenze, e la lentezza che non sarebbe affatto un male reintegrare nel nostro quotidiano…

Se potessi racchiudere in un titolo ciò che è stato discusso, direi, con un po’ d’ironia:

“Velocità e Lentezza;
Friedrich Holderlin sgambetta Usain Bolt!
La poesia contro il parossismo della rapidità”

Le dirette Instagram vanno in onda ogni venerdì, alle ore 15 (anche sul mio Facebook); passate le 24 ore, vengono caricate qui sul mio canale YouTube e sul mio blog.

Buona visione, vi ringrazio.
Diego

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Mav e Dàigo #9

– Mav, la situazione era questa, ok?…Bagno degli uomini; lavandini separati dai water dalla classica struttura bagno/anti-bagno…

– Ebbene?

– La domanda è: perché non chiudersi patta, bottone e cintura all’ “interno” del bagno invece di farlo “davanti” ai lavabi?

– Semplice; perché qualora scappasse qualcosa di “supplementare” all’uscita, la farebbero “nel lavabo” e non “a terra!” Non capisci, è questione di “vera” educazione, Dàigo!

– Ah…

– diegofanelli –

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Cosa ci trovi in un bicchiere di caffè in ghiaccio?

Cosa ci trovi in un bicchiere di caffè in ghiaccio lo scopri stamattina, le dita avvolte attorno alla frescura circolare dalle fattezze di un bicchiere; gambe accavallate (stai dimagrendo, l’azione è più fluida), mattonelle quadrate che sembrano romboidali per giochi d’asse.

Le volte che versi il caffè caldo appena preparato, ti chiedi cosa accada nell’impatto coi cubetti di ghiaccio: quanto velocemente diviene freddo il caffè?

Tra l’altro, prima di berlo, mescoli per bene tutto il contenuto; e non sai mai se lo fai per aspettarti con certezza un’adeguata freschezza, oppure per la sadica, taciuta, perversione di immaginare come soffra un liquido nero.
Magari non soffre…
Oppure lo fa solo per nanosecondi; e tutto il resto è solo illusoria convinzione di scaricare rabbia repressa con un atto impietoso.
Vai a capire.

La macchina ti ha lasciato a terra per la terza volta in 5 mesi; però lo fa sempre con discreta cura: nei pressi della tua abitazione; praticamente non indugia nel farti soffrire: se tu fossi il suo caffè servito in ghiaccio, ti berrebbe immediatamente dopo il contatto col freddo cubico, una rapida agonia e poi basta.

I treni da questa stazione, hanno uno scarto di un minuto tra l’orario che trovi su internet e quello annunciato dalla voce propagata mentre attendi.
L’hai notato.
Questo che arriva è presentato come quello delle “nove e venti”; riapri la pagina di Trenitalia rimasta in memoria e, come immaginavi, “nove e ventuno!”.
60 secondi…
Se fossimo tutti il caffè in ghiaccio di Trenitalia, loro sì che sarebbero sadici tout court; in ritardo, sudanti, ci condannerebbero a veder chiudere le porte fredde (come il ghiaccio) per sessantesimi di scarto.

Un murales (scritto di merda) dice “e non basta”; te la sbatte sul grugno, la minaccia…
Cosa aspettarsi?
Che non sia né la batteria e nemmeno l’alternatore? Che sia peggio?
“Non basta?”

Ci disegni una macchina sul taccuino; finisci con l’ultima riga e inizi a pestare di brutto le pagine ammassate di vecchi appunti.
Le nocche curvano il blocco di carta: “e non basta!”, soffochi la voce (rivolgi ad esso il tuo murales sonoro), apri il finestrino e lanci tutto via…

Il prossimo inverno speri che nevichi; e se nessuno avrà ancora letto i tuoi appunti, nè notato le curvature da nocche su un’ipotetica macchina disegnata alla meno peggio su cui sfogarti; ti piacerà ricordare che il calore dei tuoi pugni saranno calmati, in lunghi istanti, dal ghiaccio della stagione fredda.

– diegofanelli –

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Ciò che Sembra e ciò che Non Sembra; connessioni e contrasti con l’ordine del tempo (ma, il tempo esiste?), Cesare Pavese e Ritorni al Futuro…

(se non visualizzate il video correttamente, molto probabilmente state utilizzando l’App Lettore di WordPress; ricorrete invece al browser)

Una mia diretta Instagram del 08/06/2018.

Una riflessione sul tempo, su ciò che sembra e il suo contrario.

L’imprescindibile aiuto nella realizzazione della discussione mi è stato fornito dal libro: “L’ Ordine del Tempo”, di Carlo Rovelli.

Il flusso dei pensieri ha inoltre costeggiato l’isola di una grande opera: “La Luna e i Falò”, di Cesare Pavese; passando per le maree simboliche dei nostri discorsi esistenziali e utilizzando, a mo’ di alleggerimento, lo spunto fornito dal mitico film degli anni ’80: “Ritorno al Futuro”.

Le dirette Instagram vanno in onda ogni venerdì, alle ore 15 (anche sul mio Facebook); passate le 24 ore, vengono caricate qui sul mio canale YouTube e sul mio blog.

Buona visione, vi ringrazio.

Diego

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Mav e Dàigo #8

– Mav; marito e moglie (sulla sessantina) entrano nel bar; lui si avvicina al mio tavolo dov’erano stati posati dei giornali, mi chiede il permesso, e li porta con sé dopo il mio consenso…
– e dov’è il problema, Dàigo?
– stava per fare colazione con sua moglie, Mav!; due chiacchiere tra loro non sarebbero state meglio?

– immagina su ognuno di quei giornali i marchi di una serie di smartphone, Dàigo, grida all’antisocializzazione tecnologica e tutto diverrà “meglio!”
– e se non ci metto i marchi sopra?…
– …il tizio si stava solo giustamente informando e sono i coniugi che, si sa, di fronte alla carta scritta diventano “distrazione!”

– ma uno dei giornali era La Gazzetta dello Sport, Mav…

– “distrazione!!!”
– La Gazzetta dello Sport?
– no, sempre il coniuge!

– Ah…

– diegofanelli –

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Cronache dal Tavolo 17

Non sei più vivo se non provi un brivido nel consegnare una moneta da 2 euro a due ragazzi che suonano per strada.
Alzi il pollice, li saluti velocemente.
Ti avranno sorriso, credi; ma il punto, è quel brivido: strisciante prova elettrica che sei ancora capace di sorridere del poco.

I titoli dei libri ti attraggono; entrare nelle librerie ha ancora senso perché, ancorché tu legga ormai solo in digitale, rimane incomparabile la sensazione di sorpresa visiva scaturita da quei muri di copertine più o meno illustrate, a suggerirti “leggimi, stronzo!”

Sei vivo perché quando un titolo ti reclama, hai la forza di leggerne brevemente la sinossi, e, dopo aver assaporato un’eventuale delusione – un’incoerenza con l’immaginario creatoti in prima battuta -, dici che potrebbe essere uno spunto per una tua di storia: la storia del come sarebbe dovuta andare con quel titolo…

I cagnolini sono spaesati nella confusione; confusi, eppure teneramente fiduciosi nell’andar seguendo i passi del bipede che ha rubato loro il cuore.

La ragazza al tavolo 16 non ti sembra completamente in sé; è arrivata adesso in tutta fretta parlottando da sola, ha un cellulare bianco, ha ascoltato un audio e non fa altro che guardarsi indietro, puntando gli archi che tu vedi di fronte a te; fa cenno a qualcuno di avvicinarsi, una coppia di amici arriva.
È tutto ok, la ragazza al 16 è ok, è solo incredibilmente sovreccitata; dice che gli altri stanno arrivando, il tavolo le è stato riservato infatti…non sei vivo se non accorri al tavolo 16 senza essere piacevolmente in ansia per un qualunque motivo; e, cazzo, non sei vivo se non sei seduto al tavolo 17 a scrivere di quella viva al tavolo 16!

Sei vivo se entri al McDonald’s e poi ne vieni fuori, un po’ per la fila, un po’ perché non sai che diamine fare (e poi mangi una Margherita in un locale poco lontano).

Però sei morto…
Sei morto quando non chiedi alla cameriera del bar il suo nome e se le piacerebbe darti il suo numero; sei morto quando la ragazza seduta di fronte alla chiesa scriveva sul suo diario e tu non le hai chiesto di farsi una foto con te, o magari semplicemente due chiacchiere…

Valeva la pena spendere 29 euro per un anello con un àncora?
Probabilmente l’avresti visto perfettamente calzante al dito di Long John Silver, in un tuo libro dal titolo: “L’Isola del Tesoro di Stevenson avrebbe dovuto descrivere un anello al dito di Long John Silver”.

Quel canto piratesco intonava…
“Quindici uomini sulla cassa del morto…”

…al posto del rum, un quarto di vino rosso ti fa compagnia al tavolo 17, tappa riflessiva di un sabato a Lecce…
…dove hai vissuto e sei morto più volte.

– diegofanelli –

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Contro l’Apatia, sorvolare su Isole dei Tesori, canali YouTube e su accennati Sogni di Bunker Hill

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(vi prego di scusare la qualità del video, dai prossimi dovrebbe essere migliore)

Una mia diretta Instagram del 01/06/2018.

Una riflessione su un certo tipo di apatia e come cercare di farvi fronte.

Il Link al video di “fuochico” (youtuber che ringrazio per aver, seppur inconsapevolmente, contribuito agli spunti) a cui faccio riferimento: video_fuochico_link

Buona visione.

Diego

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Mav e Dàigo #7

– vedo un sacco di gente preoccupata per me in giro, Mav.
– sono rappresentanti della “Folletto”, Dàigo.
– pensavo candidati alle elezioni amministrative…

– no, loro sporcano “dopo.”

– Ah…

– diegofanelli –

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